resistenza bianca

Una risposta naturale al mondialismo

La voce d’Europa

PROJECT SYNDICATE: UN PICCOLO ESEMPIO DI MONDIALISMO GIUDAICO

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di Guillaume Durocher

Project Syndicate è un servizio di diffusione editoriale di primo piano con sede a Praga. I suoi collaboratori sono quasi sempre di prestigio, tra cui “45 premi Nobel, 111 capi di stato”, e molti altri opinion leader influenti. Trovo Project Syndicate un campanaccio molto utile di opinione istituzionale globale (al pari di The Economist).

L’influenza di Project Syndicate è difficile da misurare, anche se sostiene di raggiungere 476 uffici mediatici in 154 paesi. Il suo obiettivo dichiarato è quello di diffondere editoriali istituzionali occidentali nel mondo in via di sviluppo, in particolare Europa centrale e orientale:

Gli organi di informazione nei paesi sviluppati prevedono contributi finanziari per i diritti d’autore degli articoli di Project Syndicate, il che ci permette di offrire questi diritti gratuitamente, o a tassi agevolati, ai giornali e altri mezzi di comunicazione in tutto il mondo in via di sviluppo. Poiché nessuna pubblicazione viene soppressa esclusivamente sulla base della sua incapacità di pagare, Project Syndicate ha coltivato solide partnership con i mezzi di informazione più rispettati in tutti i paesi in cui opera. Questo, a sua volta, ha reso Project Syndicate un’uscita ancora più attraente per gli autori più eminenti del mondo, per i quali un pubblico veramente globale semplicemente non è disponibile altrove.

Il prominente commentatore “animatore” ebreo Ezra Klein, che ora dirige Vox, una volta promosse Project Syndicate definendolo “la più intelligente pagina editoriale del mondo”:

[Project Syndicate] non è solo ben intenzionato. È davvero, davvero ottimo. [. . .] Come Tribune Media Services o Creators Syndicate Group, unisce gli editorialisti. Ma in questo, ha una sorta di modello unico: mette insieme esperti. Invece di Mark Shields e From Harrop, dispone di Brad DeLong e Nouriel Roubini e Joschka Fischer e Lucian Bebchuk. E aggiunge nuovi esperti su argomenti rilevanti per i temi del giorno (Bebchuk e Roubini, per esempio, sono entrambi esperti di finanza che sono stati recentemente aggiunti ai ranghi di Project Syndicate). Cosa migliore di tutte, si può leggere on-line. Gratuitamente. È come la più intelligente pagina editoriale del mondo.

Il contenuto di Project Syndicate, come ci si potrebbe aspettare, soffre di estremo mondialista e pregiudizio anti-nazionalista, riflettendo degli Stati Uniti e le attuali élites dominanti parrocchiali dell’UE. I temi ricorrenti sono: Perché il libero mercato è impopolare, ma assolutamente necessario. Perché l’Unione europea è impopolare, ma assolutamente necessaria. Perché una politica estera bellicosa è impopolare, ma assolutamente necessaria. Perchè immigrazione e multiculturalismo a livello di sostituzione etnica sono impopolari, ma assolutamente necessari. Qualsiasi deviazione dalle politiche mondialiste è quasi sempre raffigurata come un supremo disastro morale e politico.

Ci sono inevitabilmente parecchie strette di mano qui.

Viceversa, i politici populisti che potrebbero fermare o invertire le politiche mondialiste – come Donald Trump, Marine Le Pen, Viktor Orbán, o anche Vladimir Putin – sono quasi sempre rappresentati come gravi minacce per l’economia globale, la pace nel mondo, e l’intera “democrazia”. Intere sezioni del sito Project Syndicate hanno titoli come “Donald Trump contro il mondo”, “L’illusione Brexit” (riferendosi al possibile ritiro britannico dalla fallimentare UE), “Donald Berlusconi”, “La guerra della Russia all’Europa in Ucraina”, e così via.

Più eminente è la sezione “Attraversando la Fortezza Europa”, prevalentemente composta da appelli a favore di “migranti” afro-islamici dal QI sproporzionatamente basso, incestuati, analfabeti e violenti. Ciò include un appello pseudo-accorato di Bernard-Henri Lévy, il distruttore della Libia e fanatico sostenitore sionista dell’etno-stato di Israele, con la sua politica razzista sull’immigrazione per soli Ebrei. C’è anche un articolo dell’odioso funzionario Goldman Sachs-UE-ONU Peter Sutherland (che non è estraneo a TOO: Francis Carr Begbie ha notato la sua “dichiarazione in materia di immigrazione quando l’ex banchiere di Goldman Sachs (che ha fatto 125 milioni di £ dall’offerta pubblica iniziale della Goldman) ha detto che l’UE dovrebbe fare del suo meglio per ‘minare l’omogeneità dei suoi stati membri’.”)

Project Syndicate, secondo il mio conteggio, ha pubblicato esattamente una storia scettica sulla migrazione, dell’anziano ex regolatore finanziario britannico Adair Turner. Turner fa notare, con sobrio ma abbagliante buon senso: in primo luogo, il problema di fondo da affrontare è l’eccessiva fertilità nel Terzo Mondo, in particolare l’Africa; in secondo luogo, data l’automazione, i presunti benefici economici per l’Europa da parte di questi migranti in gran parte non istruiti sono altamente discutibili. (Turner ha forse letto Thilo Sarrazin, quell’altro ex funzionario economico di alto livello molto sensibile?)

Anche se ostile ai nazionalismi occidentali ed europei in generale, Project Syndicate ha spesso pubblicato sostenitori del duro etno-nazionalismo ebraico e della violenta supremazia ebraica nella Palestina occupata, come l’ex ministro degli esteri israeliano Shlomo Ben-Ami. I contributi di Ben-Ami sono stereotipati, compreso il piagnucolio sull’imperialismo russo “neo-sovietico”, la difficile situazione degli Ebrei d’Europa (presentati come una minoranza impotente esistenzialmente minacciata, invece che come il gruppo etnico più privilegiato d’Europa), e sull'”autoritarismo” nazionalista in aumento nell’Europa centro-orientale (che, ovviamente, ad oggi resta infinitamente moderato rispetto all’ultra-nazionalismo apertamente razzista della principale politica israeliana).

Recentemente, Project Syndicate è andato in sovraccarico nella pubblicazione di attacchi contro Trump in particolare, notando percettivamente:

La prospettiva di una presidenza Trump, un tempo uno scenario surreale, non può più essere respinta, e gli osservatori di Project Syndicate hanno valutato le probabili conseguenze del suo trionfo per gli Stati Uniti e per il mondo. Non meno importante, hanno suggerito che Trump rappresenta semplicemente il bordo di una ondata populista transnazionale che potrebbe influenzare profondamente la performance economica globale e la stabilità geopolitica.

Come suggerisce Ezra Klein, Project Syndicate ammanta i suoi argomenti di discussione mondialisti e anti-nazionalisti nelle vesti della “competenza”. In realtà, la qualità degli editoriali, spesso un contributo di politici di seconda categoria o ritirati, è spesso mediocre. C’è spesso un notevole grado di semplificazione comica e ignoranza storica.

Gli esempi abbondano. Simon Johnson, ex FMI funzionario e di alto livello accademico, in un articolo veramente apocalittico dal titolo “Donald il Distruttore” afferma che l’elezione di Trump porterebbe alla depressione economica mondiale, uno stato di polizia totalitario (anche se l’Unione europea e i suoi governi si muovono per criminalizzare la critica all’immigrazione, all’Islam, e alla stessa Unione europea), e anche peggio. Johnson osa scrivere sull’opposizione di Trump all’immigrazione illegale e musulmana:

È anche fondamentalmente anti-americano, nel senso che mina tutto ciò che il paese ha raggiunto. Gli Stati Uniti sono una nazione di immigrati – i migliori al mondo nell’integrare i nuovi arrivati. Dopo una generazione nel paese, a nessuno interessa da dove è venuta la vostra famiglia.

Questa affermazione tradisce un’ignoranza davvero sorprendente sia per quanto riguarda la storia americana – una politica di immigrazione selettiva è stata una distintiva tradizione americana da Benjamin Franklin fino al 1960 – sia per la politica americana contemporanea, data la crescente razzializzazione della politica, a sinistra come a destra.

Un altro esempio di analfabetismo storico è fornito dal ministro degli esteri svedese e collaboratore di lunga data dell’imperialismo USA/NATO, Carl Bildt, che ha scritto di recente: “Gli Stati Uniti e l’Europa si stanno allontanando dalle politiche di apertura che storicamente hanno guidato il loro successo economico?” Ovviamente ogni studente di Economia di base sa che gli Stati Uniti sono stati protezionisti dai padri fondatori passando per Abraham Lincoln fino al 1950 (vedi: l’American School of Economics), e ci sono tradizioni simili in altri paesi occidentali. I pensatori illuministi che fondarono il repubblicanesimo classico in genere sottolineavano i benefici del protezionismo nel consentire l’autonomia economica, una condizione necessaria per una vera sovranità politica.

In un altro pezzo, l’ex ambasciatore americano Christopher Hill, con un’iperbole assurda, descrive il giovane dittatore comunista Kim Jong-un come “il Donald Trump della Corea del Nord.”

Leggo questi attacchi a volte comicamente allarmisti su Trump come il riflesso di un’emozione che circola tra le nostre élite dell’establishment: la paura. Paura al confine con la disperazione. Credo che in loro stia nascendo la comprensione del fatto che Trump potrebbe davvero far deragliare il comodo treno mondialista e che, come lo scoprimento del mago di Oz, ciò potrebbe rivelare questi parassiti antipatriottici per gli illusionisti maldestri che sono. Non solo perderebbero i benefici di cui godono sotto il regime attuale, ma, dopo aver collaborato tutta la loro vita al servizio del male, dei poteri oligarchici contro gli interessi dei popoli europei, non temono forse, se la diga si dovesse rompere, di dover subire una punizione?

Ora la domanda interessante:  chi c’è dietro Project Syndicate, ci si chiede? Il sito spiega:

Project Syndicate ha iniziato nei primi anni ’90 come iniziativa per aiutare i media poco indipendenti nell’Europa post-comunista centrale e orientale, prima di espandersi rapidamente in Europa occidentale, Africa, Asia e nelle Americhe. La nostra rapida crescita è stata guidata da un semplice credo: tutte le persone – ovunque vivano, qualunque sia il loro reddito, e qualunque sia la lingua che usano – meritano la parità di accesso a una vasta gamma di punti di vista da parte dei leader e pensatori più importanti del mondo sui problemi, gli eventi, e le forze che plasmano la loro vita.

Project Syndicate fornisce quindi un prezioso bene pubblico globale: far sì che i mezzi di informazione in tutti i paesi, indipendentemente dalle loro risorse finanziarie e giornalistiche – e spesso in ambienti politici difficili – siano in grado di offrire ai lettori originali, coinvolgenti e stimolanti analisi da parte dei principali innovatori mondiali in economia, politica, salute, tecnologia e cultura. Infatti, senza Project Syndicate, la maggior parte delle pubblicazioni che serviamo non sarebbe in grado di garantire commenti comparabili.

Si noti il tono altruistico. Non sono sicuro su chi siano stati i fondatori di Project Syndicate. Tuttavia è attualmente finanziato dalla Open Society Foundation di George Soros (almeno fino a tempi recenti), la Fondazione di Bill & Melinda Gates, la European Climate Foundation (a sua volta a quanto pare finanziata da sostenitori europei piuttosto generici), e una cosa chiamata Mohammed Bin Rashid Al Maktoum Global Initiatives (dagli Emirati Arabi Uniti).

Ecco a voi l’alleanza sionista-wahabita-conservatrice! Questa costellazione di combriccole corrotte ad incastro ha dominato l’immigrazione e la politica estera occidentale (soprattutto in Medio Oriente) per decenni.

Non sarei sorpreso se Soros e i suoi simili avessero avuto un ruolo di primo piano nella creazione di Project Syndicate nel 1990, con l’obiettivo di strisciare velocemente nella recentemente liberata Europa post-comunista, in modo da imporre il consenso ideologico occidentale post-anni ’60.[1]

Quello che è certo è che Project Syndicate oggi è editorialmente dominato da Ebrei. La redazione è composta da Roman Frydman, Kenneth Murphy (Gentile?), Andrzej Rapaczynski, e Jonathan Stein (caporedattore). Frydman e Rapaczynski sono stretti colleghi accademici, dopo aver pubblicato numerosi articoli insieme. Non posso confermare che Rapaczynski sia Ebreo (anche se il suo è un nome ebraico), ma ha tenuto conferenze sul tema “l’ascesa dell’antisemitismo mondiale” con notevole allarme.

Il redattore anziano è l’alquanto patetico ex primo ministro britannico Gordon Brown. Gli altri editori che contribuiscono sono John Andrews (Gentile?), Alex Friedman, e Jeffrey Sachs (che è commercializzato come il migliore “economista dello sviluppo” globale, spiegando quello che dobbiamo fare perché il Terzo Mondo smetta di essere un caso economico disperato).

Le curatrici della serie sono Nina Khrushcheva (l’ideologicamente molto convenzionale pronipote del leader sovietico Nikita Khrushchev) e Joanna Rose, probabilmente Ebrea.

L’organizzazione è formalmente guidata dal presidente William Newton-Smith (un filosofo canadese, a quanto pare), assistito da Anatole Kaletsky, che almeno una fonte indica come Ebreo (“Kaletsky” è certamente un nome ebraico).

Com’è sorprendente che un gruppo che rappresenta meno dello 0,2% della popolazione mondiale possa costituire circa il 50% delle posizioni di rilievo in un’organizzazione di media influente a livello globale come Project Syndicate!

Gli editorialisti più frequentemente pubblicati di Project Syndicate includono una percentuale molto elevata di Ebrei, in particolare tra i loro economisti, tra cui Michael Boskin, Barry Eichengreen, Jeffrey Frankel, Anatole Kaletsky, Kenneth Rogoff, Nouriel Roubini, Joseph Stiglitz, Shlomo Ben-Ami, Mark Leonard, Dominique Moïsi, Martin Feldstein, Robert Shiller, Ricardo Hausmann, Dani Rodrik, Jeffrey Sachs, Robert Skidelsky, Bernard-Henri Lévy, e Peter Singer. Probabilmente questi costituiscono circa un terzo dei migliori autori. Ciò riflette probabilmente un più ampio dominio ebraico sugli “opinionisti” nel mondo occidentale, in particolare nei paesi anglo-americani e in Francia.

Tra gli autori di Project Syndicate di particolare interesse per me vi sono vari politici europei, il cui tempo è di solito già passato. Joschka Fischer, Carl Bildt, e Guy Verhofstadt sono solo alcuni dei “traditori duri” pubblicati su questo sito. Sono  di fatto brutte imitazioni di Bill Clinton: avendo completamente assorbito l’ideologia distruttiva e assurda degli anni 1960, non hanno fedeltà per il proprio popolo, celebrano con entusiasmo l’avvento della riduzione degli Europei etnici a minoranza nelle proprie terre, e sono disposti a far rispettare le peggiori ingiustizie richieste dalla sopra citata alleanza sionista-wahabita-conservatrice (che potrebbe anche essere definito Impero giudeo-americano).

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E sono creature patetiche, questi “politici democratici”. Esistono solo con l’attenzione e l’approvazione degli oligarchi globalisti che controllano i mass media e il finanziamento dei partiti politici. Per i secondi, essi sono disposti a prostituirsi politicamente, intellettualmente e personalmente senza limiti. Ma una volta che hanno servito il loro scopo, essi vengono rapidamente dimenticati.

Project Syndicate quindi ci mostra in scala ridotta il nepotismo etnico ebraico e i pregiudizi che pervadono gli istituti mediatici occidentali in generale: l’anti-nazionale Gazeta Wyborcza sotto Adam Michnik in Polonia, l’impero mediatico dell’oligarca israeliano Patrick Drahi in Francia, il Gruppo Bonnier in Svezia, la proprietà  Rothschild/corporativa di The Economist in Gran Bretagna, per non parlare del New York Times e di Hollywood negli Stati Uniti, ecc, ecc

Tale predominanza di un gruppo che rappresenta meno dello 0,2% della popolazione mondiale, sia a Project Syndicate che in innumerevoli altre organizzazioni di media di gran lunga più influenti, è ovviamente impossibile senza nepotismi e settarismi etnici. Io non li accuso per questo. Ma ciò che è intollerabile è che questi stessi ebrei etnocentrici sono, molto spesso, i leader dei movimenti che attaccano l’etnocentrismo e l’identità occidentale ed europea. Dopo essere arrivati a un potere e privilegi senza precedenti nei nostri paesi attraverso il nepotismo etnico sistematico, accusano gli Europei di “razzismo” e per essere i  fautori dei fallimenti delle minoranze africane, musulmane, e sudamericane. E, come nel caso di Project Syndicate, sono sostenitori sempre più consistenti del mondialismo nei paesi occidentali ed europei, ma tolleranti dell’etno-nazionalismo ebraico in Israele.

[1] La guerra culturale in Europa Centro-Orientale è incidentalmente di estrema importanza. Oggi, la stragrande maggioranza della gente comune mantiene il buon senso e il patriottismo, il che li porta a essere istintivamente contrari alla evidentemente disastrosa afro-islamizzazione delle loro società. Nella nuova generazione però, la frazione “colta” e occidentalizzata della popolazione – tipicamente alle dipendenze di imprese straniere, Unione europea, o varie organizzazioni globali – stanno cercando di “illuminare” i loro connazionali apparentemente arretrati con il veleno che sta distruggendo l’Occidente. (Un’altra ragione per cui la Destra Alternativa Americana è estremamente importante: se la battaglia culturale è vinta nella prestigiosa sfera culturale anglo-americana, allora sarà vinta in gran parte anche in tutto il mondo.)

I NON-OCCIDENTALI SONO ANORMALI PER LE NOSTRE SOCIETÀ

rifugiati siriani

di RaceRealist88

La psicologia anormale è un aspetto della psicologia che studia le anomalie nelle persone rispetto alla media della popolazione. La psicologia anormale, di conseguenza, ha “4 d”, che sono:

Devianza, disfunzione, disagio e danno.

Queste 4 cose implicate nella psicologia anormale hanno tutte a che fare con l’immigrazione di massa in tutte le società occidentali nel mondo. Il comportamento degli immigrati è anormale, nel senso che non è normale per le nostre società. In questo articolo, vi spiegherò come e perché l’immigrazione di massa cade sotto l’ombrello delle “4 d” della psicologia anormale e le sue conseguenze per le nostre società nel complesso.

Ora voglio definire il termine “cultura occidentale”, che è definito come:

La cultura occidentale, a volte identificata con la civiltà occidentale, stile di vita occidentale o civiltà europea, è un termine usato in senso molto ampio per riferirsi a un patrimonio di norme sociali, valori etici, costumi tradizionali, sistemi di credenze, sistemi politici, e manufatti e tecnologie specifici che hanno una certa origine o associazione riconducibile all’Europa.

La prima “d di anormalità” è “devianza”. Devianza è definita come deviazione dalla norma. Diverso, estremo, inusuale o bizzarro.

  1. A) Pensieri, comportamenti ed emozioni che sono diversi da ciò che è considerato normale dalla gente in un determinato momento o luogo. Quello che mi limiterò a descrivere qui di seguito è come gli immigrati non-occidentali hanno pensieri, comportamenti ed emozioni che sono diversi da quello che è considerato normale nel nostro tempo, luogo e dalla nostra gente.
  2. B) L’individuo si discosta da norme sociali riconosciute e regole non scritte per un corretto comportamento in una data società o cultura. La deviazione da norme sociali, per esempio il sesso con un minore, è una cosa rilevante che si riscontra in questi immigrati non occidentali. Essi si discostano dalle nostre norme sociali. La maggior parte degli immigrati non occidentali fanno cose come quella, tra le altre, ma questo è l’esempio più semplice da dare a questo proposito.
  3. C) I giudizi di anormalità variano da società a società al pari delle norme che si sviluppano da una particolare cultura. Quindi essi dipendono dalle circostanze. Questo è vero. Quelle azioni che sono considerate devianti nella nostra società non sono devianti in altre società a causa di diverse norme culturali (cultura che è determinata dal Q.I.).

L’immigrato non-occidentale medio è deviante rispetto alle nostre norme sociali. I loro costumi e stili di vita sono diversi da quelli della nostra società in generale.

Alcuni buoni esempi sono l’immigrazione di massa verso l’Europa dall’Asia occidentale, così come l’immigrazione di massa in America dal sud del confine. Questi immigrati portano i loro valori culturali nei nostri paesi, quindi i loro valori culturali devianti iniziano a permeare la nostra società, mentre ne vengono sempre di più e hanno sempre più bambini.

Entrambe queste culture fanno cose che sono enormi tabù nelle nostre società occidentali: principalmente corteggiare e fare sesso con bambini piccoli, anche di 12 anni.

Le età del consenso differiscono in ogni società a cui si guarda. Per esempio in Egitto è 18, in Irlanda del Nord è 17, in Namibia è 16, in Svezia è 15, in Canada è 14, in Corea è 13 (questa è una legge contraddittoria, dato che l’età del consenso è 19 anni) e in Messico è 12. Queste sono tutte società diverse con popolazioni razzialmente differenti con differenti norme sociali per l’età del consenso.

Così dal sud del confine vengono qui, e portano i loro valori culturali qui con loro. Poi cercano di corteggiare e fare sesso con quelle stesse ragazze con le quali sarebbe legale nel paese di provenienza, ma è illegale negli Stati Uniti a causa delle nostre norme sociali. Pertanto, è un comportamento deviante poiché lontano dalla norma.

L’età media globale del consenso è 16. Nonostante ciò, in quei paesi musulmani – asiatici occidentali, l’età del consenso è da 16 a 18 o ci si deve sposare. Questo significa che non seguono le leggi dei loro paesi d’origine quando tentano di corteggiare donne più giovani.

Questo ha anche a che fare con la loro struttura sociale e religione che permette di sposare le bambine. Portano la loro cultura e modi di vita in Europa/America (simili a quelli del Sud del confine americano), che a loro volta con più di loro in arrivo, così come i loro tassi di natalità correnti (i tassi di natalità attuali non rimangono stabili, per cui stimare quali saranno i tassi di natalità e le tendenze tra 20 o 30 anni, non è una cosa buona) diventando la maggioranza nei nostri paesi, faranno in modo che il loro attuale comportamento deviante non sia tale perché allora saranno la maggioranza e così renderanno le loro azioni normali e non devianti. Questo, insieme a tanti altri motivi è il motivo per cui non possiamo avere una immigrazione non occidentale nei nostri paesi. I loro valori culturali non sono in linea con i nostri.

Visto che il quoziente intellettivo definisce la cultura, e la cultura non definisce il quoziente intellettivo, possiamo vedere che, in media, i paesi con culture più vicine alla nostra hanno quozienti intellettivi medi più elevati, mentre i paesi con culture più lontane dalla nostra hanno un QI più basso.

La seconda “d di anomalia” è la disfunzione. La disfunzione è definita come l’interferenza nella capacità di una persona di svolgere le attività quotidiane. Il loro comportamento interferisce con la loro capacità di condurre attività quotidiane  perché la loro biologia, da cui deriva la loro struttura sociale, non consente loro di operare senza la disfunzione nell’essere buoni cittadini delle nostre società. Perché il comportamento sia anormale deve quindi essere deviante così come causare disfunzione.

  1. A) Il comportamento anormale porta ad interferenze nelle funzioni quotidiane. La cultura gioca un ruolo importante. Alcuni esempi di disfunzione sono i seguenti:

Isolamento sociale, paura, dormire meno, aumento dell’appetito, non mangiare, depressione, umore basso, autocosciente, igiene, pensare troppo, gioia, paranoia, iperattività, diminuzione delle funzioni motorie. Quegli immigrati non occidentali sono disfunzionali nelle nostre società, a causa di come si sono evoluti nella propria area, che a sua volta ha portato ai loro valori culturali che vediamo oggi. Un sacco di queste definizioni di “disfunzione” calza nella maggior parte degli immigrati nei nostri paesi.

La terza “d di anomalia” è angoscia. L’angoscia è definita come spiacevole o sconvolgente per il soggetto.

  1. A) Secondo i teorici clinici, i comportamenti, i pensieri e le idee devono causare disagio prima di essere considerati anormali. Altri teorici potrebbero non credere questo. Io concordo con i teorici clinici. I comportamenti sono anormali quando i comportamenti, i pensieri e le idee causano disagio, e ovviamente questo disagio è la deviazione dalla norma a causa delle loro azioni.

Gli immigrati non occidentali causano disagio tramite lo stupro, l’aggressione, l’aggressione sessuale, l’omicidio, ecc. Essi (arabi / musulmani) lo fanno perché sono così endogamici, che questa endogamia li porta a essere più geneticamente simili tra loro, causando conflitti e disagio quando si incontrano con altri gruppi etnici in altri paesi che non condividono le loro norme culturali.

Così, i comportamenti sono devianti quando causano disagio e si allontanano dalle norme sociali, che quindi causa disfunzioni.

La quarta e ultima “d di anomalia” è il danno. Il pericolo è definito come una persona che comporta un rischio o danno ad altri o se stesso.

  1. A) I comportamenti anomali diventano pericolosi per se stessi o per altri – i comportamenti possono diventare imprudenti, ostili o addirittura confusi.
  2. B) La pericolosità tende ad essere un’eccezione piuttosto che una regola.

Il comportamento medio di quegli immigrati non occidentali è pericoloso per noi occidentali. Il loro comportamento è deviante, conduce alla disfunzione, che a sua volta porta al disagio delle persone nella zona ed è infine pericoloso per la popolazione.

Essi sono pericolosi per noi perché non sanno come vivere nelle nostre società occidentali, non sanno come gestire se stessi a contatto con belle donne occidentali (perché le loro donne sono coperte dalla testa ai piedi tutto il giorno), così che quando l’asiatico occidentale medio vede la donna occidentale media, non può controllare i propri impulsi a causa di 1) basso quoziente intellettivo e 2) elevato testosterone. Quelli con quoziente intellettivo inferiore non possono controllare i propri impulsi come farebbero quelli con QI più alti. Come si è visto, quelli con QI più alti hanno perso la loro verginità più tardi rispetto a quelli con QI più bassi, dimostrando che più alto sarà il quoziente intellettivo, tanto più si può trattenere il proprio bisogno di avere rapporti sessuali.

Questo non vuol dire che tutti gli immigrati non occidentali si comportino in questo modo. Come sempre, si sta parlando di medie. Ci sono quelli sul lato destro della curva di Bell, che non rappresentano la loro popolazione, così da potersi assimilare nella nostra cultura. Ma la stragrande maggioranza di queste persone non può assimilarsi a causa del minore QI medio così come per i modelli comportamentali medi del loro gruppo etnico, che causa la “quarta d di anomalia” che ho elencata sopra.

Lo stesso si può dire per i Negri in America. Sono devianti, disfunzionali, causano disagio nel nostro paese e, infine, costituiscono un danno per noi, le nostre famiglie e le società nel suo complesso. Proprio come quegli immigrati giunti nei nostri paesi, che non possono integrarsi perché non è nella loro biologia.

Il rapporto delle “4 d di anormalità” con la nostra cultura e la corrente cultura/biologia di questi immigrati non occidentali che entrano nei nostri paesi è estremamente significativo. È chiaro che queste persone non possono assimilarsi nella nostra società a causa di una diversa biologia e diversi luoghi in cui si sono evoluti. Abbiamo scelto i nostri ambienti in base alla nostra biologia. L’ambiente dipende sempre più dai loro geni, anziché essere la causa del loro comportamento esogeno. Questo dice tutto. Abbiamo scelto gli ambienti in cui stabilirci in base alla nostra biologia. Vado ora a finire con questa citazione di Douglas Whitman, che ho sentito definire “Legge di Whitman” (grande nome):

La razza non è una costruzione sociale. La società è una costruzione razziale. Società e cultura derivano da razza/biologia.

VINCEREMO NOI

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Nordic Resistance in marcia contro traditori del popolo e grande finanza.

di Greve Hans

Il disfattismo è una malattia che deve essere estirpato alla sua stessa radice. Se si guarda a quello che sta succedendo alla nostra civiltà, è molto facile sentirsi impotenti nel fermare la crescente ondata di malattia che irrompe attraverso qualsiasi residuo di morale sana che pensavamo di avere ancora. Per fortuna, però, ciò non durerà troppo a lungo.

La Svezia è una nazione molto più avanti del resto d’Europa quando si tratta di degrado sociale, e quello che abbiamo qui semplicemente non è sostenibile. La corrente società occupata dai Sionisti è matematicamente destinata a crollare. Un chiaro esempio del motivo per cui è condannata è lo schema Ponzi che è il sistema pensionistico.

Il sistema pensionistico dipende da una popolazione in crescita per mantenersi a livelli decenti. Ciò significa che agli occhi delle élite traditrici dobbiamo avere più persone, ovvero invasori. Il corrente sistema occupato Sionista pensa di essere in grado di riformare in qualche modo queste persone in lavoratori assimilati, tramite il materialismo.

Questo non sta funzionando. Quello che sta accadendo in questo momento è che queste persone – invece di assimilarsi – si riuniscono in ghetti e prendono l’assistenza sociale.

Gli haji si ribellano perché #SIVIVESOLOUNAVOLTA

Gli invasori costano troppo, ma ZOG ha ancora bisogno di loro per mantenere il grande schema Ponzi. ZOG è in trappola. L’idea di Kalergi di una razza di bastardi color caffè è impossibile da perseguire, perché gli invasori non si assimilano. L’unica cosa che possono fare è guadagnare tempo e ZOG lo fa utilizzando i suoi altri tentacoli.

Un crollo è inevitabile.

In Svezia, l’altro tentacolo di ZOG sarebbe il pesantemente semitico Democratici Svedesi. Sempre di più, la gente li cerca per poi restare delusa dopo essersi resa conto di quanto siano blandi, deboli e patetici. Per non parlare del fatto che avrebbero ancora bisogno di una maggioranza in parlamento dal momento che tutti gli altri partiti si assicurano che non abbiano alcuna influenza. Le persone stanno iniziando a capire che loro non riusciranno e che una guerra civile potrebbe essere imposta loro dai nasi adunchi.

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Vi ho anche detto che pensano che i Zoomali possano diventare Svedesi?

Quando il sistema collassa sotto il peso dei carichi di sieropositivi e immigrati assistenziali, che aiuterà l’elite? USA e NATO non saranno in grado di pacificare un intero continente. Immaginate la risposta che l’élite americana otterrebbe se puntasse il dito all’Europa e dicesse ai veterani dell’Iraq disillusi che lì ci sono i nuovi terroristi da uccidere. I loro giorni sarebbero finiti. Sarebbe necessario che un solo generale parlasse e avremmo un altro Cesare.

Ho sentito dire la stessa cosa riguardo ai loro paesi da soldati di tutta Europa. Perché pensate che lo ZOG francese abbia arrestato quel generale? Perché è una minaccia legittima. Non molto tempo fa, la legione straniera francese è quasi riuscita in un colpo di stato, dopo tutto. Anche Adolf Hitler è venerato da molti nelle forze armate tedesche, nonostante i finocchi malaticci.

NATO e USA sono sovraestesi. Ho sentito storie di grassi soldati negri in Germania che mangiano pizza tutto il giorno. Sono davvero quelli che salveranno l’elite? Molti veterani con cui ho parlato mi hanno detto che i soli soldati americani validi sono i marines. Le migliaia di militari che ZOG ha messo in Europa non significheranno nulla se le élite folli vorranno una guerra.

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Queste sono le persone che dovrebbero tenere in scacco un continente

La situazione in Europa deve prendere una svolta per il peggio, e lo sta facendo. ZOG ha perso totalmente il controllo delle sue frontiere. Non vogliono nemmeno controllare le frontiere, dal momento che la trance della buona massa goy richiede più fango marrone nei loro paesi.

Quando il sistema crollerà, saranno i gruppi nazionalsocialisti che si organizzeranno, ora che saranno in grado di salvare i loro paesi, perché saranno gli unici capaci di dare alla loro gente ciò di cui ha bisogno. Anche Giovanni il Moderato striscerà alla mensa nazionalsocialista più vicina a mendicare un po’ di minestra, mentre parlerà di quanto grande Hitler fosse con voce nervosa.

Inoltre, potremmo guadagnare amici con un interesse reciproco nella morte dell’impero giudeo-americano.

Il domani appartiene a noi.

SU HERDER, LA NATURA UMANA E GLI ANTIFA

 

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di Andrew Joyce

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Ritratto di un perdente antifa: “Colui che ha perso il suo spirito patriottico, ha perso se stesso e il mondo intero con se stesso.” — Johann Gottfried von Herder, Saggio sull’origine del linguaggio, 1772.

Nel suo Saggio sull’origine del linguaggio, il filosofo tedesco Johann Gottfried von Herder (1744-1803) intraprese un marcato distacco dalle precedenti riflessioni sulla natura umana. Come nel racconto di Platone sull’anima, la maggior parte dei filosofi illuministi tendeva a vedere la natura umana in termini universali, assumendo che la razionalità fosse il suo aspetto più significativo, e che questa razionalità fosse distribuita in modo uniforme in tutta la popolazione umana. L’uomo, sostenevano, era essenzialmente la stessa creatura, ovunque si trovasse. Adottando un approccio molto diverso, Herder sosteneva che, poiché i popoli di diverse epoche e culture storiche variano così tanto nei loro concetti, credenze e abilità, la natura umana deve essere radicalmente diversa nelle diverse culture. Scrivendo prima della scoperta della scienza razziale e genetica, Herder sosteneva che le ampie differenze tra le culture potessero essere in parte spiegate da due osservazioni fondamentali. La prima è che l’uomo era indiscutibilmente una creatura del suo gregge, la società. O per esprimerla in un altro modo, l’uomo era legato, che gli piacesse o no, al gruppo da cui era generato. In secondo luogo, e in relazione a ciò, i valori e il senso di sé dell’uomo erano modellati da questa società e dalla cultura che lo circondava, in particolare dal suo linguaggio.

Questa nozione secondo cui l’uomo era ‘plasmato’ dalla sua tribù circostante e dalla sua cultura, ha portato ad un’ulteriore idea di Herder – quella che l’uomo non era nato ‘completo’. Come Herder si espresse, “un’ape era un’ape appena aveva costruito la sua prima cellula, ma una persona non era un essere umano prima di aver raggiunto la completezza. Le persone continuavano a crescere finché vivevano …. Siamo sempre in corso, instabili, mai sazi. L’essenza della nostra vita non è mai soddisfazione, piuttosto sempre la progressione, e non siamo mai stati umani fino a quando abbiamo vissuto fino alla fine”. A rischio di errori di interpretazione, è opportuno sottolineare che Herder non era esistenzialista. Egli non suggeriva che non possiamo mai essere soddisfatti e che pertanto dobbiamo cercare di soddisfare ogni nostro destino iper-individuale. Piuttosto, Herder sosteneva che questo movimento fino a diventare ciò che siamo, la nostra identità, è determinato in larga misura da quanto efficacemente adempiamo al nostro destino come parte del nostro gruppo. Siamo in grado di raggiungere la completezza, e quella completezza è soddisfatta quando diventiamo parte della nostra tribù, e giochiamo il nostro ruolo nella tribù trasmettendo i suoi attributi a una nuova generazione. Pertanto, la nostra identità, mentre certamente implica l’essere fedeli a noi stessi, ha una dimensione nazionale e collettivista inevitabile. Questa parte della nostra identità personale ci viene consegnata, e quindi una parte significativa di ciò che siamo, semplicemente non è una questione di scelta.

Qualsiasi interferenza con questo percorso per diventare parte della propria nazione sarebbe catastrofico, secondo Herder. Egli sosteneva che ogni nazione fosse separata, distinta da clima, educazione, costumi, tradizioni, ed eredità. Herder scrisse che la Provvidenza “ha meravigliosamente separato le nazionalità non solo per mezzo di boschi e montagne, mari e deserti, fiumi e climi, ma più in particolare tramite lingue, inclinazioni e caratteri”. La cultura nazionale era così importante per la formazione e la validità della propria identità e natura personale, che esserne privo renderebbe l’individuo incompleto. “Colui che ha perso il suo spirito patriottico ha perso se stesso e il mondo intero con se stesso… In un certo senso ogni perfezione umana è nazionale”. Diventare una persona implica crescere e imparare a identificarsi pienamente con la propria cultura e i propri valori. Solo abbracciando questo sviluppo e identificazione si può scoprire la propria ‘vera’ natura e compiere il proprio destino.

Per Herder la chiave di questo divenire – l’aiutante fondamentale del proprio sviluppo individuale – era la lingua. La lingua era stata sviluppata organicamente dal gruppo per trasmettere la sua essenza culturale. La lingua può determinare il pensiero o comportamento e le abitudini linguistiche all’interno di gruppi in grado di predisporre i propri membri a certe scelte interpretative. Le abitudini linguistiche all’interno delle famiglie e delle nazioni possono quindi non solo trasmettere ai loro giovani informazioni concrete sul mondo circostante, ma anche valori e percezioni del mondo. Un esempio utile potrebbe essere il fatto che tutte le lingue europee hanno una parola per ‘amore’ e un concetto di ‘amore romantico’. La parola, e il concetto che descrive, è emersa da e ha rinforzato un valore e una visione del mondo distintamente europea. Al contrario, fino a quando la loro nazione non era aperta al primordiale progetto globalista nel XIX secolo, i Giapponesi non avevano la parola ‘amore’, né qualcosa che si avvicinasse lontanamente a un concetto culturale o alla comprensione dell’amore romantico. Solo quando i romanzi occidentali furono tradotti in giapponese, introducendo il più europeo dei concetti, i giapponesi furono costretti a fonetizzare la parola come ra-bu. Significativamente, esso resta usato raramente, e il concetto per come esiste in Giappone sarebbe a malapena riconosciuto dagli Europei.

L’enfasi di Herder sulla lingua, i valori e la cultura rafforza la sua visione della nazionalità e della natura umana: per comporre una parte vera e propria dell’entità nazionale, non bastava semplicemente essere una componente genetica di essa. Un Tedesco, anche uno di puro patrimonio genetico tedesco, rimane non pienamente Tedesco fino a quando non è stato reso ‘completo’ dalla trasmissione della germanicità culturale. Questo illustra la natura precaria della crescita individuale e nazionale che dipende da lingua, valori e cultura. I cambiamenti e i distacchi nel linguaggio possono interrompere la trasmissione dei valori, e possono corrompere la riproduzione dell’unità nazionale, anche se il suo tasso di natalità  fosse stabile. O per dirla più semplicemente, a meno che una nazione non sia in grado di trasmettere in modo efficace i suoi valori, visione del mondo e cultura alla sua progenie razziale, i tassi di natalità sono irrilevanti in quanto le nascite producono solo potenziali cittadini che non sono mai ‘completamente formati’. Tale nazione alla fine morirà.

Lo vediamo oggi. Le persone di origine europea potrebbero avere figli (anche se a un ritmo più lento rispetto alle generazioni precedenti), ma non produrre necessariamente Europei nel senso più vero. Corrompendo il linguaggio, si può introdurre una sorta di profilassi culturale. La profilassi culturale ovviamente porterà inevitabilmente al suo corollario biologico.

Orwell ha magistralmente illustrato questa debolezza della trasmissione linguistica e culturale (e ha anticipato il suo sfruttamento) nel suo 1984, dove la sua idea di ‘Neolingua’ era basata sulla premessa che se le parole e i concetti sono vietati ed eliminati, quindi non possono essere pensati.  Di conseguenza la cultura nel mondo di 1984 era radicalmente modificata. Parole come ‘libertà’ erano vietate, mentre venivano introdotte parole come ‘psicoreato’. Nell’arco di una generazione, la società di Orwell aveva smesso di credere nella libertà, e iniziato a credere nella validità dello ‘psicoreato’ come se fosse qualcosa che era sempre esistito.

Le parole possono naturalmente essere ‘dirottate’ o rese tabù, così come create. Basti pensare a parole e frasi come ‘suprematista bianco’, ‘fascista’, ‘razzista’, ‘crimine d’odio’, ‘diritti umani’, ‘tolleranza’, ‘diversità’, e ‘multiculturalismo’ per fare il punto che molti dei nostri mali contemporanei sono dovuti alla manipolazione del linguaggio, e con esso la deformazione dei nostri valori e la distruzione dei nostri processi di riproduzione culturale. Provate a immaginare un mondo in cui non fossero mai state introdotte parole come ‘capitalista’ e ‘proletariato’; un mondo in cui tali concetti non avessero mai messo radici.

Le osservazioni di Herder sulla vulnerabilità del linguaggio sembrano notevolmente consonanti con le successive preoccupazioni per la purezza della lingua e sull’impatto di intellettuali ebrei sulla vita linguistica delle nazioni europee. Nel 1793 Johann Gottlieb Fichte pubblicò Sulla Rivoluzione Francese, nel quale ammoniva le nazioni europee affinché preservassero la loro purezza linguistica e accusava gli Ebrei di introdurre idee straniere nella coscienza europea parlando nelle lingue native dell’Europa con “dolci parole di zucchero sulla tolleranza e i diritti umani e civili, con cui si violano i nostri diritti fondamentali”. Nel 1819 Jacob Grimm pubblicava Deutsche Grammatik, sviluppando le idee di Fichte sulla purezza del Tedesco e sottolineando la forza unificante della lingua come völkische Sprachenheit. Il libro di Grimm sembra aver segnato l’inizio di un costante aumento dell’attenzione al linguaggio da pensatori völkisch. Molti di questi studiosi e pensatori avrebbero poi argomentato contro l’assimilazione degli Ebrei per il fatto che un maggiore utilizzo della lingua tedesca da parte degli Ebrei aumenterebbe l’infiltrazione del pensiero ebraico nella cultura linguistica tedesca, diluendola e corrompendola.

Herder è stato occasionalmente rappresentato dagli studiosi moderni come un relativista culturale, che rifiutava di vedere uno cultura nazionale superiore ad un’altra, o una razza superiore all’altra. Tali interpretazioni tendenziose e sovversive perdono del tutto la spinta centrale del suo trattamento della natura umana – lui che era molto preoccupato con l’autenticità dell’identità personale e nazionale, e l’interdipendenza delle due sul linguaggio come modalità di trasmissione e riproduzione culturale. In tale ottica, per Herder l’onesto selvaggio africano potrebbe effettivamente essere superiore all’Europeo culturalmente e razzialmente alienato perché era più autentico a se stesso e alla sua natura. L’uomo Bianco che ha negato le sue radici razziali e culturali per vedere se stesso come una sorta di ‘cittadino del mondo’ era una farsa e una caricatura di essere umano; incompleto e in ultima analisi, privo di significato. Non c’era un ‘mondo’ ci cui si dovrebbe rivendicare la cittadinanza; non un’unica immensa ‘specie umana’ di cui si poteva pretendere di essere parte. O come diceva Herder:

Il selvaggio che ama se stesso, la moglie e il figlio con gioia tranquilla e si illumina di gioia per l’attività limitata della sua tribù, come per la sua vita, è a mio avviso un essere più reale di quella ombra coltivata che viene rapita dall’ombra dell’intera specie. [Enfasi aggiunta].

Herder non sarebbe stato ingannato dalle critiche culturali di intellettuali ebrei e loro alleati. Egli credeva che ci fosse più verità e virtù nel seguire i valori logori della propria famiglia e della società che nel metterli in discussione e criticarli. Elogiava la dignità della comunità nazionale organica ( ‘Das Volk’) ed era critico sulle tendenze di moda illuministe che fingevano di preoccuparsi per una immaginaria ‘intera specie’. Partendo dal presupposto che non stessero calcolando gli stranieri, le persone che perseguivano queste mode e idee erano chiaramente, nella mente di Herder, stentate e incomplete nello sviluppo della loro natura umana. Erano alienate dal loro Folk e dalla loro cultura. Seguivano un percorso falso. Essi non erano altro che ombre biologiche a caccia di ombre ideologiche. Herder avrebbe deriso, ed era disgustato da, i tanti ‘cittadini del mondo’ che oggi sfoggiano le loro aliene ‘virtù’ patologiche sulle nostre strade. Questi individui, che nella loro arroganza si arrogano di essere l’apice dell’illuminazione umana (!), sarebbero stati visti da Herder, come il contrario – inferiori, anche rispetto ai peggiori selvaggi che ancora abitano le giungle e foreste pluviali di questa Terra.

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“Lottai nel profondo della mia anima: queste persone sono umane, degne di appartenere ad una grande nazione? … Riflettei con preoccupazione ansiosa sulle masse di coloro che non appartengono più al loro popolo e le vedevo gonfiarsi nelle proporzioni di un esercito minaccioso.”  — Adolf Hitler, Mein Kampf

Anche se noi in Occidente abbiamo più della nostra giusta quota di patologici negazionisti della razza, non c’è forse esempio maggiore di ‘ombre coltivate’ al di fuori dei cosiddetti “antifascisti” o Antifa. Queste persone possono essere nostri fratelli e sorelle genetici, ma sono membri incompleti della nostra nazione. Essi seguono un percorso falso che è molto lontano da quello fissato dai loro antenati. Essi fingono preoccupazione per l”intera specie’, come Herder l’ha espresso, mentre assistono alla distruzione del proprio ramo di quella specie. Pur essendo a TOO fortemente preoccupati con l’altruismo patologico mostrato da un gran numero di Bianchi, gli antifascisti bianchi sembrano alzare la posta in misura considerevole. Infatti, ciò a cui si assiste in mezzo agli antifascisti non è altruismo patologico ma autodistruzione patologica aggressiva. Questo fenomeno merita maggiore studio.

Credo che l’istruzione di Herder sulla natura umana possa aiutare nella nostra comprensione degli Antifa bianchi. L’Anti-fascismo, ignorando per un attimo i suoi manipolatori e l’occasionale vecchio hippie confuso, è in modo schiacciante un fenomeno giovanile e questo è esattamente ciò che ci si aspetta da un movimento composto da ‘incompleti’. La demografia Antifa riflette le sue immature, stentate e stagnanti radici ideologiche. Essa è composta da coloro che non possono crescere. E, nonostante tutte le sue pretese di radicalità, quando i suoi membri raggiungono l’età media e lasciano il movimento, rientrano con grazia nel liberalismo borghese. Qui rimangono stentati, ma fanno parte di una più grande, più tranquilla, massa di incompleti. La loro ‘radicalità’ è sia transitoria che superficiale. Come entrano nei loro 30 e 40 anni, si astengono dal confronto auto-distruttivo, ma rimangono distanti dal patriottismo e alienati dalla loro natura umana. Continuano a votare, agire, e crescere figli come “cittadini del mondo”, e quindi rimangono mere ombre fino al giorno della loro morte miserabile e senza senso.

Ho sentito sottolineare in più di un’occasione che il nostro movimento deve sforzarsi di raggiungere un pubblico più giovane, e, anzi, ho sentito così spesso questo ritornello che si potrebbe pensare che dovremmo lottare per una schiacciante composizione giovane. Non sono d’accordo. Una demografia giovane è auspicabile solo nella misura in cui può contribuire ad attrarre più giovani alla causa. Ma dovremmo anche cercare di portare più Bianchi di mezza età e anziani alla causa. Oltre a questo, credo che nulla di veramente durevole, resistente e costruttivo possa venire da un movimento di persone prevalentemente nei loro 20 anni, come ad esempio è il caso di Antifa. Gli Antifa può certamente mettere insieme numeri di agitatori disoccupati in questa fascia di età per la violenza contro i nazionalisti, ma che cosa hanno mai prodotto o costruito? Che programma politico avanzano gli Antifa, al di là del gracchiare di ‘umanità’ e belati isterici di ‘lotta contro il razzismo’? Antifa è, come suggerisce il nome stesso, una anti-ideologia. Priva di fantasia. Essa esiste solo per distruggere. Quando un corpo produce cellule che crescono inutilmente, malignamente e distruttive, queste le chiamiamo cancro. Antifa è un tumore particolarmente aggressivo e acuto nel corpo della nazione.

Un altro Europeo ‘ombra’ riceve una lezione sulla realtà.

Sono pienamente d’accordo con il concetto di altruismo patologico, poiché colpisce le popolazioni bianche a livello globale. Mentre cerchiamo di capire meglio questo fenomeno, l’esplorazione di Herder filosofica, piuttosto che scientifica, su patriottismo ed etnocentrismo può offrire un valore aggiunto e gratuito al modo con cui analizzare e interpretare il comportamento auto-distruttivo Bianco. Rimango convinto che non dobbiamo mai mancare di riconoscere l’importanza dell’nfluenza ideologica aliena sulle popolazioni bianche, e questo è certamente un veleno che deve essere rivelato e con cui fare i conti. Tuttavia, mi sembra indiscutibile che siamo inclini a livelli malati di etno-masochismo. Le idee di Herder in merito al patriottismo e alla trasmissione della cultura e dei valori possono fare ulteriore luce su come la cattura della nostra cultura nel ventesimo secolo possa essere così catastrofica sul senso di identità razziale tra i nostri giovani. Può spiegare il motivo per cui ci troviamo, in tante occasioni, in lotta con fratelli e sorelle etnici che sembrano a malapena umani. E spiega perché sono mere ombre di quello che avrebbero potuto e dovuto essere.

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